Panta Rei: vite migranti lungo la rotta balcanica

La visita alla mostra-istallazione Panta Rei: vite migranti lungo la rotta balcanica, ideata e realizzata interamente da Anna Clementi e Diego Saccora, una coppia di giovani dell’Associazione Lungo la rotta balcanica APS che hanno per diversi anni seguito il tragitto di migliaia di profughi come ricercatori e operatori umanitari, è stata un’esperienza unica, introspettiva e molto toccante. Attraverso oggetti personali, fotografie, video e registrazioni originali, pannelli e mappe geografiche, l’installazione si insinua agilmente nel cuore e nella mente delle persone, informandole sulle rotte migratorie e sensibilizzandole sulle avversità che i profughi hanno dovuto affrontare e che tuttora affrontano per veder riconosciuti i propri diritti umani.

Le testimonianze raccolte, davvero disarmanti e crude nella loro autenticità, erano affiancate da alcuni cartelloni contenenti domande personali rivolte direttamente al pubblico e su cui era possibile scrivere la propria risposta, venendo così coinvolti e allo stesso tempo inseriti all’interno della mostra, come parte di essa. Queste domande avevano lo scopo di far riflettere su tutto ciò che possediamo e diamo per scontato, ma che per circostanze indipendenti dalla nostra volontà potremmo perdere improvvisamente, compresi i diritti, l’identità personale e, a volte, anche la vita. 

Concluso il percorso, si lascia l’installazione più consapevoli di ciò che ci accade attorno ma anche di noi stessi, con un nodo alla gola ma anche con la voglia di attivarsi e agire per sostenere tutte quelle persone che intraprendono coraggiosamente tali tragitti e chi li assiste; e con il rammarico di avere finora quasi ignorato queste vicende anche a causa di una diffusa disinformazione.

Giorgia Giacomoni, 5Es



Si potrebbe, in conclusione, aggiungere un’ultima frase che ci è rimasta impressa dopo la visita e che lascia intendere quanto le vicende migratorie segnino indelebilmente la vita di un uomo: 

“Andate nei luoghi per cui sono passato e capirete chi sono”

-Sayed, 25 anni, afghano, rifugiato in Italia



Teresa Garavelli, 5Bc