Spettacolo a San Patrignano

 

Il 16 febbraio le classi 4Ae, 4Bc, 4De e 4Ds del Liceo si sono recate a San Patrignano per una visita alla Comunità, accompagnate dalle docenti Antonietta Galassi, Vanessa Fabbri, Sara Bedeschi, Elisabetta Bazzocchi, Marinella Casadei e dal docente Stefano Maldini. 

La mattinata è trascorsa nella visita ad alcuni luoghi della Comunità, tra cui il maneggio, il canile, i laboratori di pelletteria e tessile. I ragazzi sono stati accompagnati da operatori, e hanno potuto beneficiare di incontri e testimonianze dei residenti, secondo la modalità del Progetto di prevenzione WeFree (che da anni propone attività di incontro costruite attorno alla testimonianza diretta di persone che hanno vissuto il problema della tossicodipendenza e ne sono uscite). Dopo il pranzo, anch’esso occasione di condivisione e di racconti di vissuti, le classi hanno avuto l’occasione di assistere alla prima di uno spettacolo di nuova concezione, con lettura di testi sulla vita di un ragazzo, Fred, dall’infanzia alla giovinezza, e  intermezzi del Mago Fiollo che sottolineavano, attraverso trucchi di magia, gli elementi e gli snodi psicologici fondamentali dell’esperienza di Fred.

Tutta la giornata è stata particolarmente significativa, come testimonia la riflessione di una nostra studentessa, Giulia, che riportiamo perché esprime benissimo lo scopo e il senso profondo dell'attività.




“A volte la verità la colgono gli altri ancor prima che tu riesca a dirla.”

Questa frase mi ha colpito profondamente durante la visita a San Patrignano, perché racchiude il senso più autentico di ciò che ho visto e vissuto durante la giornata. È stata pronunciata all’interno dello spettacolo-testimonianza di Fred, che ha raccontato la sua esperienza di dipendenza, trasformando la sua storia personale in qualcosa di condiviso, quasi uno specchio in cui tutti potevamo riconoscerci almeno un po’.

A San Patrignano ho capito che il cuore di tutto non è solo il percorso di recupero, ma la comunità stessa. Lì si vive insieme, costantemente, senza veri momenti di solitudine: si lavora, si mangia, si parla e si affrontano le difficoltà fianco a fianco. A prima vista può sembrare qualcosa di pesante o persino stressante, perché siamo abituati a pensare che per stare bene serva soprattutto il nostro spazio personale. In realtà, ho compreso che quella presenza continua degli altri diventa una forma di verità. Quando non sei mai davvero solo, diventa più difficile mentire a te stesso, nasconderti dietro giustificazioni o costruire maschere. Ed è proprio questo che mi ha colpito di più: gli altri riescono a vederti anche quando tu non riesci più a vedere te stesso. I ragazzi che vivono lì raccontavano di essere arrivati sentendosi vuoti, inutili, soli, come se non esistessero più davvero. Attraverso la convivenza hanno però ritrovato qualcosa che avevano perso: sé stessi e, insieme, gli altri. Perciò non si tratta solo di smettere con una dipendenza, ma di tornare a vivere, di sentirsi parte di qualcosa di più grande. Anche stando lì solo per un giorno si percepisce questa forza. È come se quell’energia coinvolgesse chiunque entri, facendoti sentire parte della comunità anche senza appartenervi davvero. Questa sensazione mi ha fatto riflettere su quanto spesso noi giovani indossiamo maschere per paura di mostrarci fragili o autentici. Però sono proprio quelle maschere a renderci più soli e più deboli, perché impediscono la nascita di rapporti veri e duraturi. Credo che tutti, soprattutto tra noi adolescenti, dovremmo avere la possibilità di fare esperienze come questa, perché oggi siamo continuamente esposti a pressioni, provocazioni e tentazioni che spesso sottovalutiamo. Molte delle persone che hanno raccontato la loro storia dicevano di non essersi mai accorte del momento in cui avevano iniziato a cadere, convinte di poter controllare tutto e di poter smettere quando volevano. Solo dopo hanno capito quanto fosse facile perdere sé stessi senza rendersene conto. Per questo la lezione più grande che porto a casa è la consapevolezza: imparare a guardare la realtà per quella che è, avere il coraggio di riconoscere le proprie fragilità e restare responsabili delle proprie scelte. Tenere gli occhi aperti diventa fondamentale, perché nel mondo di oggi basta poco per imboccare una strada difficile da lasciare. E forse proprio per questo abbiamo bisogno degli altri: perché, a volte, sono loro a vedere la verità prima ancora che noi riusciamo ad ammetterla.

 

(Giulia T.)

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